Il mercato del lavoro italiano sta vivendo una trasformazione accelerata, trainata principalmente dall’intelligenza artificiale, dalla transizione ecologica e dalla necessità di competenze specializzate in settori strategici e tecnici.

Come riportato nell’articolo ufficiale di LinkedIn Notizie intitolato “LinkedIn Lavori in crescita 2026: i 15 ruoli che crescono di più in Italia”, pubblicato il 7 gennaio 2026, la piattaforma ha analizzato milioni di transizioni professionali avvenute tra il 1° gennaio 2023 e il 31 luglio 2025 per stilare la classifica dei mestieri che mostrano la crescita più sostenuta.

Questa lista annuale, curata dalle data scientist di LinkedIn Alejandra Budar e Marcela Leviz insieme al team giornalistico (tra cui Alessio Foderi), evidenzia una netta predominanza di ruoli legati all’AI (sia tecnici che manageriali), discipline STEM e posizioni commerciali/strategiche. Oltre la metà delle professioni rientra nell’ambito scientifico-tecnologico, mentre cresce anche la domanda di figure che combinano competenze specialistiche con capacità relazionali e gestionali.

L’articolo sottolinea inoltre come l’AI stia ridefinendo non solo i processi produttivi, ma l’intero ciclo di vita professionale: dalla ricerca del lavoro all’avanzamento di carriera. Per questo motivo, aggiornare costantemente le proprie competenze risulta oggi più strategico che mai.

Di seguito riportiamo fedelmente i 15 ruoli in evidenza secondo l’analisi LinkedIn, con le principali caratteristiche emerse dal report (competenze più richieste, settori trainanti, aree geografiche di maggiore domanda, composizione di genere, esperienza media pregressa e opzioni di flessibilità lavorativa).

1. Ingegnere AI (AI Engineer / Machine Learning Engineer)

Questo ruolo rappresenta il vertice della classifica con una crescita esplosiva, trainata dall’adozione massiccia dell’intelligenza artificiale generativa in praticamente tutti i settori produttivi italiani.

Cosa fa realmente un ingegnere AI nel 2026?

Progetta, sviluppa, addestra e mette in produzione modelli di intelligenza artificiale generativa capaci di creare autonomamente contenuti (testi, immagini, codice, audio, video, dati sintetici). Non si limita alla fase di ricerca: integra questi modelli nei prodotti reali (applicazioni aziendali, e-commerce, assistenti virtuali, sistemi di raccomandazione, automazione industriale), ottimizzandone prestazioni, velocità, consumi energetici, sicurezza (riduzione di allucinazioni e bias) e scalabilità su infrastrutture cloud o edge.

Lavora quotidianamente in team multidisciplinari (ricercatori, product manager, devops, legali per l’etica AI) e deve saper passare dal prototipo (PoC) alla produzione industriale.

Competenze tecniche oggi imprescindibili

  • Large Language Models (LLM) → prompt engineering avanzato, fine-tuning, LoRA/QLoRA
  • Visione artificiale (computer vision) → YOLO, Stable Diffusion, multimodal models
  • Elaborazione del linguaggio naturale (NLP) → transformers, RAG, agentic AI
  • Framework principali: PyTorch, TensorFlow, Hugging Face, LangChain/LlamaIndex
  • MLOps: versioning modelli (MLflow, DVC), CI/CD per AI, monitoraggio drift
  • Conoscenze di infrastruttura: GPU/TPU, Kubernetes, serverless AI (Bedrock, Vertex AI)

Profilo tipico e accesso al ruolo

Età media relativamente giovane, solo 2,2 anni di esperienza pregressa necessari per entrare (una delle carriere più “veloci” del momento). Provenienza classica: software engineer → data scientist → data engineer. Distribuzione di genere ancora sbilanciata: 76% uomini, 24% donne. Flessibilità elevata: 15% full remote, 59% ibrido – tra le più alte della classifica.

Perché cresce così tanto in Italia? Le aziende italiane (PMI comprese) hanno accelerato l’adozione di AI generativa nel 2024-2025 per aumentare produttività, personalizzazione e automazione. Normative europee (AI Act) e fondi PNRR spingono investimenti. Risultato: la domanda di chi sa costruire e deployare modelli supera di gran lunga l’offerta, soprattutto fuori dal triangolo Milano-Torino-Roma.

Prospettive

Ruolo con altissimo potenziale di crescita salariale e internazionale. Chi padroneggia oggi LLM multimodal e agentic AI sarà difficilmente sostituibile nei prossimi 5-7 anni.

2. Responsabile dell’Intelligenza Artificiale (AI Manager / Head of AI / Direttore AI)

Mentre l’Ingegnere AI “costruisce” i modelli, il Responsabile AI decide cosa costruire, perché, con quali priorità e con quali rischi.

Responsabilità chiave nel 2026

  • Definire la strategia AI aziendale (quali use-case hanno ROI più alto?)
  • Coordinare team di ingegneri AI, data scientist, ethicist e legali
  • Garantire governance, etica, trasparenza e conformità all’AI Act europeo (classificazione rischio, obblighi di transparency, valutazione di impatto)
  • Gestire budget AI (spese cloud/GPU spesso molto elevate)
  • Tradurre obiettivi di business in progetti AI concreti
  • Monitorare rischi sistemici: bias, cybersecurity, impatto occupazionale, sostenibilità energetica

Competenze distintive

  • Tecniche avanzate: LLM, Retrieval-Augmented Generation (RAG), MLOps (fondamentale per passare da esperimento a produzione)
  • Gestionali: project/program management in contesti tech, change management
  • Soft skills: comunicazione con C-level, capacity di influenzare senza autorità diretta, visione strategica
  • Conoscenza normativa: AI Act, GDPR, copyright su dati di training

Profilo medio 3,5 anni di esperienza pregressa (tipicamente da Data Scientist → Senior Data Scientist → AI Lead). Genere: 62% uomini, 38% donne (migliore equilibrio rispetto agli ingegneri puri). Città top: Milano, Roma, Trieste (Trieste emerge grazie a poli di ricerca e startup AI). Flessibilità: 19% full remote, 59% ibrido.

Motivazione della crescita esplosiva

Le aziende italiane si sono rese conto che l’AI non è più un “progetto IT”, ma una leva strategica trasversale. Senza una figura di regia, gli investimenti in AI rischiano di frammentarsi o fallire. Il mix di competenze tecniche + visione business + consapevolezza normativa rende questo ruolo rarissimo e molto remunerato.

3. Specialista HSE (Health, Safety & Environment / Safety Specialist)

Il podio non è solo tech: al terzo posto sale con forza lo Specialista HSE, segno evidente che la transizione ecologica e la cultura della sicurezza sono diventate priorità inderogabili.

Ruolo nel dettaglio Valuta e gestisce tutti i rischi per la salute dei lavoratori, la sicurezza degli impianti e l’impatto ambientale delle attività aziendali. Principali attività:

  • Analisi rischi (Hazard Identification, Risk Assessment)
  • Redazione e aggiornamento DVR, POS, procedure operative
  • Formazione e addestramento del personale
  • Audit interni e gestione non conformità
  • Gestione emergenze e incidenti (root cause analysis)
  • Implementazione sistemi di gestione integrati (ISO 45001, ISO 14001, EMAS)
  • Monitoraggio emissioni, rifiuti, consumi energetici e reporting ESG

Competenze più richieste

  • Analisi degli incidenti e near-miss
  • Normative cogenti: D.Lgs. 81/2008, Reach, Seveso III, emissioni in atmosfera
  • Sicurezza industriale e di processo
  • Software gestionale HSE (Integra, Gauss, Gestione Audit)
  • Capacità di dialogo con RSPP, RL, enti di controllo e fornitori

Dati di mercato

Parità di genere quasi perfetta: 50% donne – 50% uomini (uno dei ruoli più equilibrati della classifica). Esperienza media pregressa: 3,8 anni (da Tecnico HSE → Coordinatore HSE). Città principali: Milano, Roma, Genova (forte presenza industria pesante e porto). Flessibilità: 15% ibrido (molte attività richiedono presenza in stabilimento).

Perché è esploso nel 2026?

  • Inasprimento normativo (nuove regole ESG, sanzioni più pesanti)
  • Maggiore attenzione delle catene di fornitura internazionali alla sicurezza e sostenibilità
  • Effetto PNRR: tanti progetti infrastrutturali e industriali richiedono figure HSE certificate
  • Cultura aziendale: le nuove generazioni rifiutano ambienti non sicuri

4. Ingegnere Sistemi Avionici (Avionics Engineer / Aircraft Systems Engineer)

Questo ruolo conferma quanto il settore aerospaziale stia vivendo una fase di rinascita in Italia, grazie a investimenti in innovazione, difesa, droni civili e mobilità aerea avanzata (urban air mobility).

Cosa fa concretamente un ingegnere Sistemi Avionici nel 2026?

Progetta, integra, valida e testa tutti i sistemi elettronici di bordo di un aeromobile: dai radar e sensori di sorveglianza, ai sistemi di navigazione GPS/INS, ai computer di controllo volo, ai sistemi di gestione motori, comunicazioni e avionica di cockpit. Il lavoro è critico perché ogni componente deve comunicare perfettamente con gli altri (interoperabilità), resistere a condizioni estreme (vibrazioni, temperatura, interferenze elettromagnetiche) e rispettare standard di sicurezza aeronautica rigidissimi (EASA, FAA, DO-178C per il software critico).

Le attività quotidiane includono: modellazione sistemi (Model-Based Systems Engineering – MBSE), simulazioni, test di integrazione in laboratorio e in volo, gestione requisiti con tool come IBM Rational DOORS, e collaborazione con fornitori di componenti.

Competenze tecniche oggi essenziali

  • Avionica e architetture distribuite
  • IBM Rational DOORS (gestione requisiti)
  • Ingegneria aerospaziale e sistemi embedded
  • Conoscenze di standard: ARINC 429/653/664, MIL-STD-1553, RTCA DO-178C/DO-254
  • Strumenti: MATLAB/Simulink, SysML, VectorCAST per testing
  • Nozioni di cybersecurity aeronautica (emergente)

Profilo tipico e accesso al ruolo

Una delle carriere più accessibili tra i ruoli STEM: bastano in media solo 1,6 anni di esperienza pregressa per essere assunti (molto basso rispetto ad altri ingegneri). Provenienza classica: neolaureati in Ingegneria Aerospaziale/Elettronica + stage, o transizione da sistemista embedded/test engineer. Distribuzione di genere: 30% donne – 70% uomini. Flessibilità: 30% ibrido (tra le più alte in classifica per un ruolo ingegneristico hardware-oriented). Città top: Torino (hub Leonardo e Thales Alenia Space), Milano, Varese (area Varese-Gallarate con cluster aeronautico).

Perché cresce così tanto in Italia?

  • Rilancio del settore difesa (nuovi programmi Eurofighter, GCAP – Global Combat Air Programme con UK e Giappone)
  • Boom droni e Advanced Air Mobility (eVTOL)
  • Contratti Leonardo, Airbus, Thales e fornitori tier-1
  • Effetto PNRR e fondi europei per innovazione aerospaziale

Prospettive

Ruolo con altissima barriera all’ingresso per la complessità normativa, ma con stipendi elevati e stabilità. Chi accumula esperienza su progetti internazionali diventa molto ricercato globalmente.

5. Bioinformatico (Bioinformatician)

Il bioinformatico è la figura che unisce biologia molecolare, statistica e informatica per trasformare enormi quantità di dati biologici in conoscenza utile per medicina, ricerca e industria.

Ruolo nel dettaglio nel 2026

Sviluppa pipeline computazionali per analizzare dati genomici, proteomici, metabolomici e single-cell. Principali attività:

  • Elaborazione di sequenziamento Next-Generation (NGS) e Third-Generation
  • Allineamento reads, variant calling, annotazione funzionale
  • Analisi di espressione genica, pathway, reti biologiche
  • Machine learning applicato a dati omici (predizione di malattie, drug discovery)
  • Sviluppo di tool e database custom
  • Supporto a team di ricerca clinica e pharma per interpretazioni

Competenze più richieste

  • Biologia computazionale e genomica
  • Next-Generation Sequencing (NGS) – tool come BWA, GATK, samtools
  • Linguaggi: Python (Biopython, Pandas), R/Bioconductor, Bash
  • Database: Ensembl, UCSC, ClinVar, COSMIC
  • Cloud computing per big data biologici (AWS Omics, Google Cloud Life Sciences)
  • Statistica avanzata e ML (scikit-learn, TensorFlow per bio)

Dati di mercato

Esperienza media pregressa: 2,4 anni (carriera rapida per chi ha background misto bio+informatica). Genere: 46% donne – 54% uomini (tra i più equilibrati nelle STEM). Città principali: Milano (Human Technopole, Ospedale San Raffaele), Roma (Sapienza, CNR), Napoli (TIGEM, CEINGE). Flessibilità: 7% full remote – 53% ibrido (molto alto grazie alla natura computazionale).

Motivazione della crescita esplosiva

  • Esplosione della genomica in medicina personalizzata e oncologia di precisione
  • Investimenti PNRR in infrastrutture di ricerca (Human Technopole, ICSC)
  • Boom biotech/pharma italiano (Menarini, Chiesi, Dompé)
  • Necessità di interpretare dati da sequenziamento di massa a costi sempre più bassi

Prospettive

Ruolo con fortissima domanda internazionale e possibilità di lavorare in ricerca accademica, ospedali, startup biotech o big pharma. Chi padroneggia ML su dati omici è particolarmente richiesto.

6. Wealth Manager (Private Banker / Consulente Patrimoniale Alto Patrimonio)

Il wealth manager gestisce patrimoni di clienti affluent e high-net-worth (da 500.000 € in su), offrendo consulenza personalizzata su investimenti, pianificazione fiscale, successoria e protezione.

Responsabilità chiave

  • Analisi del profilo di rischio e obiettivi del cliente
  • Costruzione e monitoraggio di portafogli diversificati (azioni, obbligazioni, fondi, private equity, real estate, alternative)
  • Pianificazione patrimoniale: trust, holding familiari, passaggio generazionale
  • Coordinamento con fiscalisti, notai, avvocati
  • Gestione emotiva del cliente in fasi di mercato volatili
  • Proposta di soluzioni strutturate e prodotti complessi

Competenze distintive

  • Private Banking e wealth management services
  • Asset allocation strategica/tattica
  • Conoscenza di strumenti: ETF, fondi alternativi, structured products
  • Certificazioni: CFA, CFP, EFPA, IVASS per assicurativi
  • Soft skills: empatia, riservatezza, networking alto livello
  • Tool: Bloomberg, FactSet, Aladdin, software di pianificazione finanziaria

Profilo medio

Esperienza media: 5,2 anni (da ruoli junior in banca o consulenza finanziaria). Genere: 41% donne – 59% uomini (in miglioramento). Città top: Milano (capitale finanziaria), Bergamo, Reggio Emilia (aree con forte presenza di imprenditori e famiglie industriali). Flessibilità: 2% full remote – 32% ibrido (molto contatto personale).

Perché è in forte crescita?

  • Aumento della ricchezza privata in Italia post-pandemia
  • Effetto inflazione e tassi alti → clienti cercano protezione e rendimento
  • Invecchiamento popolazione → boom pianificazione successoria
  • Concorrenza tra banche private, family office e independent advisor

7. Project Manager (Coordinatore / Responsabile di Progetto)

Il Project Manager rimane una figura pilastro in un’economia italiana caratterizzata da progetti complessi, infrastrutture, transizione energetica e digitalizzazione industriale.

Cosa fa concretamente un Project Manager nel 2026?

Pianifica, organizza, dirige e controlla l’intero ciclo di vita di un progetto: dalla definizione degli obiettivi alla consegna finale, passando per scheduling, budgeting, gestione del team, controllo rischi, change management e reporting verso stakeholder e direzione. In Italia lavora spesso su progetti multimilionari (infrastrutture, rinnovabili, manifatturiero 4.0, cantieri navali, impianti industriali), coordinando team misti (ingegneri, fornitori, enti pubblici, consulenti esterni) in contesti ad alta regolamentazione e con scadenze rigide.

Competenze tecniche e trasversali oggi imprescindibili

  • Tool di pianificazione avanzata: Primavera P6, Microsoft Project, MS Project Server, Jira + plugin PM
  • Metodologie: PMBOK, Agile/Scrum ibrido, PRINCE2, Lean Construction
  • Controllo progetti: Earned Value Management (EVM), risk register, critical path analysis
  • Soft skills: leadership situazionale, negoziazione con fornitori/committenti, gestione conflitti, comunicazione efficace con C-level e team multiculturali
  • Conoscenze settoriali: norme UNI EN ISO 21500, sicurezza cantieri (D.Lgs. 81/08), appalti pubblici (Codice Appalti)

Profilo tipico e accesso al ruolo

Esperienza media pregressa: 3,1 anni (carriera relativamente rapida per chi ha background tecnico). Provenienza classica: ingegnere junior → planner/scheduler → project coordinator → PM. Genere: 42% donne – 58% uomini (in miglioramento grazie a maggiore attenzione alla diversity nei grandi gruppi). Città principali: Milano, Roma, Genova (hub infrastrutture, energia, porti). Flessibilità: 3% full remote – 24% ibrido (molta presenza richiesta in cantiere/stabilimento, ma planning e reporting spesso da remoto).

Perché cresce così tanto?

  • Boom progetti PNRR (Next Generation EU): ferrovie, idrogeno, efficienza energetica, rigenerazione urbana
  • Transizione industriale 4.0 e green: nuovi impianti, revamping, elettrificazione
  • Complessità crescente dei progetti (multi-stakeholder, supply chain globali fragili, inflazione materiali)
  • Necessità di figure che “facciano accadere” in tempi stretti e con budget controllati

Prospettive

Ruolo con ottima stabilità e potenziale di crescita verso Program Manager, PMO Director o Direzione Operations. Certificazioni (PMP, Prince2 Practitioner, CAPM, Agile PM) aumentano drasticamente la visibilità e lo stipendio.

8. Ingegnere Elettrico (Electrical Design Engineer / Progettista Elettrico)

Un “classico” che torna prepotentemente in classifica grazie alla transizione energetica e alla modernizzazione infrastrutturale.

Ruolo nel dettaglio nel 2026

Progetta, dimensiona e verifica sistemi elettrici complessi: quadri elettrici, impianti di distribuzione BT/MT, illuminazione, gruppi elettrogeni, sistemi di protezione e automazione, cablaggi per macchinari industriali, infrastrutture di ricarica EV, impianti fotovoltaici e storage. Svolge calcoli di cortocircuito, selettività protezioni, studi di armoniche, simulazioni con software specialistici, redige schemi unifilari/multifilari, segue la messa in servizio e verifica conformità CEI EN norme.

Competenze più richieste

  • Design elettrico e dimensionamento impianti
  • Software: AutoCAD Electrical, EPLAN Electric P8, SEE Electrical, ETAP, Caneco BT/MT
  • Elettrotecnica avanzata: norme CEI 0-21, CEI 11-27, IEC 60364, direttiva macchine 2006/42/CE
  • Conoscenze emergenti: sistemi di accumulo BESS, microgrid, charging infrastructure per mobilità elettrica
  • Certificazioni utili: PES/PAV, progettista impianti elettrici, auditor ISO 50001 (energia)

Dati di mercato

Esperienza media: 3,2 anni (percorso universitario specifico permette inserimenti rapidi). Genere: 21% donne – 79% uomini (ancora sbilanciato, ma in lenta evoluzione). Città top: Milano (engineering & contracting), Napoli (area industriale sud), Roma (infrastrutture pubbliche). Flessibilità: 27% ibrido (progettazione da ufficio/remoto, sopralluoghi e commissioning in presenza).

Motivazione della crescita

  • Transizione energetica: elettrificazione consumi, rinnovabili, reti smart, idrogeno verde
  • Riqualificazione edilizia e Superbonus residuo → impianti elettrici evoluti
  • Industria 4.0: automazione, robotica, IoT industriale richiedono quadri e sistemi elettrici affidabili
  • Infrastrutture critiche: data center, porti, aeroporti, ferrovie ad alta velocità

Prospettive

Carriera solida con possibilità di specializzarsi in MV/HV, renewable energy design, data center electrical o e-mobility infrastructure. Alta domanda anche all’estero (Germania, Nord Europa, Medio Oriente).

9. Consulente Sviluppo Commerciale (Business Development Consultant)

Figura “esplorativa” che unisce visione strategica, capacità relazionali e approccio commerciale B2B complesso.

Responsabilità chiave

Identifica nuove opportunità di mercato (nuovi clienti, nuovi segmenti, nuovi territori, nuovi prodotti/servizi), costruisce pipeline commerciale strategica, definisce e implementa piani di crescita, supporta il team vendite nelle trattative complesse, negozia partnership, joint-venture e accordi quadro. Non è un venditore “classico”: opera più a monte, spesso su orizzonti 12-36 mesi.

Competenze distintive

  • Business Development e lead generation strategica
  • Vendita soluzioni complesse (solution selling)
  • Analisi di mercato, benchmark competitivo, pricing strategy
  • CRM avanzato (Salesforce, HubSpot, Dynamics 365) + tool intelligence (LinkedIn Sales Navigator, ZoomInfo)
  • Soft skills: networking alto livello, negoziazione win-win, storytelling, resilienza
  • Lingue: inglese fluente obbligatorio, seconda lingua (tedesco/francese/spagnolo) molto apprezzata

Profilo medio

Esperienza media: 6 anni (solitamente dopo ruoli di vendita diretta, account management o junior BD). Genere: 34% donne – 66% uomini. Città principali: Milano (hub corporate), Roma (pubblico/grandi gruppi), Torino (manifatturiero). Flessibilità: 9% full remote – 49% ibrido (molto travel, ma anche giornate di analisi da remoto).

Perché è in forte crescita?

  • Mercati saturi in Italia → necessità di espansione estera o in nuovi verticali
  • Prodotti/servizi sempre più complessi (tech, green, digital) richiedono figure che “educano” il cliente
  • Effetto post-pandemia: aziende cercano crescita aggressiva dopo anni di consolidamento
  • Boom settori: macchinari 4.0, energie rinnovabili, software enterprise, consulenza specialistica

10. Consulente Tecnico Vendite (Technical Sales Consultant / Technical Sales Advisor)

Questa figura rappresenta il ponte perfetto tra il mondo tecnico-ingegneristico e quello commerciale, particolarmente preziosa in mercati B2B complessi dove i prodotti/servizi non si vendono da soli.

Cosa fa concretamente un consulente tecnico vendite nel 2026?

Fornisce supporto tecnico specialistico ai clienti durante tutto il ciclo di vendita: analizza esigenze tecniche del prospect, traduce requisiti funzionali in soluzioni concrete (configurazioni, customizzazioni, integrazioni), prepara offerte tecniche dettagliate, conduce demo e proof-of-concept, supporta la negoziazione su aspetti tecnici, segue l’implementazione post-vendita e monitora performance/soddisfazione per generare upsell e referral. In pratica è il “traduttore” che rende comprensibile e appetibile la complessità tecnica al decision-maker non tecnico (CFO, Operations Director, Plant Manager).

Competenze tecniche e trasversali oggi imprescindibili

  • Consulenza tecnica e prospezione vendite
  • Conoscenza approfondita del prodotto/servizio (macchinari industriali, software enterprise, componenti high-tech, soluzioni di automazione)
  • Capacità di fare technical discovery, redigere specifiche tecniche e preventivi complessi
  • Tool: CRM (Salesforce, HubSpot), configuratori prodotto, tool di simulazione, Excel avanzato per ROI/TCO
  • Soft skills: ascolto attivo, capacità di gestire obiezioni tecniche, presentazione efficace, empatia commerciale
  • Lingue: inglese obbligatorio, tedesco/francese spesso richiesto per export

Profilo tipico e accesso al ruolo

Esperienza media pregressa: 5,6 anni (tipicamente da ruoli di account manager, responsabile vendite, consulente tecnico pre-vendita, application engineer o service engineer). Genere: 19% donne – 81% uomini (ancora molto maschile, ma con segnali di evoluzione grazie a maggiore presenza femminile in ingegneria). Città principali: Milano (hub corporate), Torino (manifatturiero automotive/aerospaziale), Padova (meccanica di precisione Veneto). Flessibilità: 60% ibrido (tra le più alte della classifica – molte giornate in ufficio/cliente, ma anche analisi/preparazione da remoto).

Perché cresce così tanto in Italia?

  • Prodotti sempre più complessi e tecnologici (Industria 4.0, IoT, robotica, automazione green, sensori avanzati)
  • Vendite B2B che richiedono dimostrazione di valore tecnico e non solo prezzo
  • Export italiano forte (macchinari rappresentano ~10% del PIL) → bisogno di figure che sappiano parlare la lingua tecnica con buyer internazionali
  • Cicli di vendita più lunghi e consulenziali post-pandemia

Prospettive

Ruolo con alto potenziale di crescita verso Sales Engineer Senior, Pre-Sales Manager, Key Account Technical Manager o addirittura Product Manager (molti PM provengono da technical sales). Stipendi elevati grazie alla componente variabile.

11. Responsabile Approvvigionamento (Procurement Manager / Supply Chain Buyer Senior

Figura strategica che presidia l’intera catena di fornitura, diventata cruciale in un’epoca di disruption globali, inflazione materie prime e reshoring.

Responsabilità chiave nel 2026

Gestisce l’intero processo di sourcing e contrattualistica: identifica e valuta fornitori (globali e locali), negozia contratti quadro e prezzi, ottimizza costi totali di acquisto (non solo prezzo unitario), garantisce continuità di fornitura (risk management), monitora performance fornitori, implementa strategie di dual/multi-sourcing, gestisce e-procurement e piattaforme digitali, contribuisce a obiettivi ESG (fornitori sostenibili), collabora con R&D e produzione per new product introduction.

Competenze distintive

  • E-procurement, sourcing globale, valutazione fornitori (scorecard, audit)
  • Tool: SAP Ariba, Coupa, Jaggaer, Excel avanzato + Power BI per analytics acquisti
  • Conoscenze: Incoterms 2020, diritto commerciale internazionale, gestione rischi supply chain, sostenibilità negli acquisti (Scope 3)
  • Soft skills: negoziazione avanzata, gestione relazioni fornitori, pensiero strategico, resilienza
  • Certificazioni apprezzate: CIPS (livello Advanced/Professional), CPSM, CSCP

Profilo medio

Esperienza media: 9,5 anni (uno dei ruoli che richiede più seniority nella classifica – si arriva dopo buyer junior → category buyer → senior buyer). Genere: 31% donne – 69% uomini (in miglioramento rispetto al passato). Città top: Milano (corporate e grandi gruppi), Roma (pubblico e infrastrutture), Vicenza (distretto meccanico veneto). Flessibilità: 4% ibrido (tra le più basse – richiede presenza per audit, visite fornitori, negoziazioni).

Motivazione della crescita esplosiva

  • Fragilità supply chain post-pandemia + guerra in Ucraina + tensioni geopolitiche → necessità di professionisti che rendano le catene più resilienti
  • Inflazione materie prime e shortage → focus su costo totale e alternative
  • Reshoring e near-shoring (ritorno produzioni in Europa/Italia)
  • Obiettivi ESG e normative (CSRD, Due Diligence) che impongono tracciabilità fornitori

Prospettive

Ruolo senior con evoluzione verso Chief Procurement Officer, Head of Supply Chain, Category Director o Sustainability Procurement Lead. Alta remunerazione variabile legata a saving.

12. Contabile (Financial Controller / Management Controller)

Il “guardiano” dei numeri aziendali, figura sempre più strategica in contesti di volatilità economica e necessità di decisioni data-driven.

Ruolo nel dettaglio

Monitora costi e performance economiche in tempo reale, prepara report mensili/trimestrali, analizza scostamenti budget/consuntivo, supporta la pianificazione finanziaria (budget, forecast, business plan), calcola KPI di redditività, contribuisce a decisioni di investimento/price, gestisce controllo di gestione di business unit o stabilimenti, collabora con direzione per ottimizzare marginalità.

Competenze più richieste

  • Controllo costi, reporting finanziario, gestione budget
  • Tool: SAP CO, Oracle Hyperion, Power BI, Tableau, Excel avanzato (pivot, VBA)
  • Conoscenze: principi contabili IFRS/OIC, analisi di bilancio, costing (standard, ABC), forecasting
  • Soft skills: business partnering, capacità di storytelling con i numeri, influenza senza autorità
  • Certificazioni: Dottore Commercialista, CMA (Certified Management Accountant), CIMA, master in controllo gestione

Dati di mercato

Esperienza media: 3,7 anni (carriera relativamente accessibile per chi ha background contabile/economico). Genere: 52% donne – 48% uomini (uno dei ruoli più equilibrati della classifica). Città principali: Milano (sede corporate), Roma (grandi gruppi), Genova (industria pesante/porti). Flessibilità: 22% ibrido (buona possibilità di smart working per analisi e reporting).

Perché è in forte crescita?

  • Volatilità economica (inflazione, tassi, energia) → bisogno di controllo costi continuo
  • Aziende manifatturiere e progetti PNRR richiedono controllo preciso di budget
  • Transizione verso controllo di gestione evoluto (data analytics, predictive)
  • Maggiore attenzione alla marginalità in mercati competitivi

13. Controller (Financial Controller / Management Controller)

Il Controller è la figura di riferimento per il monitoraggio economico-finanziario continuo, diventata sempre più strategica in un contesto di mercati volatili, inflazione persistente e pressione sui margini.

Cosa fa concretamente un Controller nel 2026?

Monitora in tempo reale costi fissi e variabili, analizza scostamenti tra budget e consuntivo, prepara report mensili/trimestrali con insight actionable, supporta la direzione nella definizione di forecast rolling, calcola KPI di redditività (EBITDA, ROI, break-even), contribuisce a decisioni critiche su pricing, investimenti, razionalizzazione costi e ottimizzazione processi. Lavora a stretto contatto con Operations, Acquisti, Vendite e Produzione per tradurre i numeri in azioni concrete (business partnering evoluto).

Competenze tecniche e trasversali oggi imprescindibili

  • Controllo dei costi, gestione budget, creazione report finanziari
  • Tool: SAP Controlling (CO), Oracle Hyperion, Power BI / Tableau per dashboard interattivi, Excel avanzato (modelli finanziari, VBA, scenario analysis)
  • Conoscenze: principi contabili OIC/IFRS, analisi di bilancio, costing industriale (standard, ABC, marginale), forecasting statistico
  • Soft skills: capacità analitica, storytelling con i numeri, influenza su stakeholder non-finanziari, problem-solving sotto pressione
  • Certificazioni molto apprezzate: CMA (Certified Management Accountant), CIMA, master in Controllo di Gestione, Dottore Commercialista con specializzazione management

Profilo tipico e accesso al ruolo

Esperienza media pregressa: 3,7 anni (percorso relativamente veloce per chi parte da contabilità o revisione). Provenienza classica: contabile senior → assistente controller → controller junior. Genere: 52% donne – 48% uomini (uno dei ruoli più equilibrati in termini di genere nella classifica). Città principali: Milano (sedi corporate), Roma (grandi gruppi e infrastrutture), Genova (industria pesante e cantieristica). Flessibilità: 22% ibrido (buona possibilità di remote per analisi e reporting, presenza richiesta per meeting e audit interni).

Perché cresce così tanto?

  • Necessità di controllo costi rigoroso in fase di inflazione energetica e materie prime
  • Progetti PNRR e investimenti industriali richiedono tracciabilità finanziaria precisa
  • Evoluzione verso controllo predittivo grazie a data analytics e AI per forecast più accurati
  • Maggiore pressione su marginalità in settori manifatturieri e servizi

Prospettive

Ruolo con evoluzione naturale verso CFO, Head of Controlling, Finance Business Partner Director o specializzazioni in controllo di gestione ESG / rischio finanziario. Alta stabilità e componente variabile legata a performance aziendali.

14. Responsabile Vendite (Sales Director / Head of Sales / Direttore Commerciale)

Figura di vertice commerciale che orchestra la strategia di vendita in un mercato sempre più competitivo e internazionale.

Responsabilità chiave nel 2026

Definisce e implementa la strategia commerciale complessiva (target, canali, pricing, segmentazione), guida e motiva il team vendite (nazionale o internazionale), monitora KPI (fatturato, pipeline, conversion rate, customer lifetime value), gestisce negoziazioni chiave con grandi clienti, coordina con marketing e product per allineamento go-to-market, contribuisce al business plan aziendale con proiezioni realistiche.

Competenze distintive

  • Vendite internazionali, strategia di vendita, vendita di soluzioni complesse
  • Tool: CRM enterprise (Salesforce, Dynamics 365), Sales Analytics (tableau, Power BI), forecasting tool
  • Conoscenze: gestione team multicanale (direct, dealer, digital), contract management, gestione crisi cliente
  • Soft skills: leadership carismatica, negoziazione ad alto livello, resilienza, capacità motivazionale
  • Lingue: inglese fluente obbligatorio, seconda lingua spesso richiesta per export

Profilo medio

Esperienza media: 8,8 anni (uno dei ruoli più senior della classifica – si arriva dopo anni di campo). Provenienza classica: account manager → area manager → sales manager → direttore commerciale. Genere: 23% donne – 77% uomini. Città top: Milano (hub corporate), Roma, Torino (manifatturiero e automotive). Flessibilità: 14% full remote – 41% ibrido (molto travel nazionale/internazionale, ma planning e review spesso da remoto).

Motivazione della crescita

  • Export italiano in ripresa (macchinari, moda, food, tech) → bisogno di leader commerciali con visione globale
  • Prodotti sempre più complessi richiedono vendite consulenziali e relazioni di lungo termine
  • Concorrenza internazionale → necessità di strategie aggressive e team performanti
  • Effetto post-crisi: aziende cercano crescita organica dopo anni di consolidamento

Prospettive

Posizione di vertice con potenziale per Chief Revenue Officer, Country Manager o ruoli in board di PMI. Remunerazione molto alta grazie a bonus su fatturato.

15. Consulente Strategico (Strategic Consultant / Strategy Advisor)

Chiude la classifica una figura di alto livello che aiuta le aziende a navigare complessità, competizione e trasformazioni.

Ruolo nel dettaglio Analizza scenari di mercato e trend competitivi, supporta il top management nelle scelte strategiche (diversificazione, M&A, internazionalizzazione, riposizionamento), redige business plan strategici, valuta opportunità di partnership e alleanze, conduce due diligence per acquisizioni, facilita workshop di strategic planning.

Competenze più richieste

  • Consulenza aziendale strategica, sviluppo partnership, analisi competitiva
  • Tool: framework strategici (Porter, BCG Matrix, SWOT, Blue Ocean), Excel/PowerPoint avanzato, tool di market intelligence
  • Conoscenze: M&A basics, change management, scenario planning
  • Soft skills: pensiero critico, comunicazione executive, capacità di influenzare C-level
  • Background: spesso ex-consulenti di big4 (McKinsey, BCG, Bain, Strategy&), MBA o master specialistici

Dati di mercato

Esperienza media: 7,2 anni (ruolo per professionisti maturi). Genere: 33% donne – 67% uomini. Città principali: Milano (hub consulenza), Roma, Firenze (settore lusso e manifatturiero). Flessibilità: 2% full remote – 47% ibrido (progetti spesso onsite dal cliente).

Perché è in crescita?

  • Aziende italiane affrontano trasformazioni epocali (digital, green, supply chain reshoring)
  • PMI cercano supporto esterno per strategie che non possono sviluppare internamente
  • Boom M&A e partnership in settori maturi
  • Necessità di visione esterna obiettiva in mercati incerti

Il futuro del lavoro in Italia

L’analisi condotta da LinkedIn Notizie nel report “Lavori in crescita 2026: i 15 ruoli che crescono di più in Italia” (pubblicato il 7 gennaio 2026) ci consegna un quadro nitido e senza filtri del mercato del lavoro italiano nei prossimi anni.

Tre macro-tendenze dominano la classifica:

  1. L’intelligenza artificiale non è più un’opzione, è diventata infrastruttura di base I primi due posti assoluti (Ingegnere AI e Responsabile AI) e la fortissima presenza di competenze legate a LLM, RAG, MLOps e agentic AI dimostrano che l’AI generativa ha superato la fase sperimentale: è diventata un elemento strutturale di quasi tutti i settori produttivi. Chi sa costruire, integrare, governare e scalare modelli di intelligenza artificiale avrà un vantaggio competitivo enorme nei prossimi 5–10 anni.
  2. La transizione ecologica, energetica e della sicurezza è un’opportunità occupazionale concreta Ruoli come Specialista HSE (3° posto), Ingegnere Elettrico (8°), Project Manager su infrastrutture green (7°), Procurement con focus sostenibilità (11°) e le competenze sempre più richieste in ambito ESG raccontano di un’Italia che sta investendo massicciamente nella decarbonizzazione, nell’elettrificazione, nelle rinnovabili e nella resilienza industriale. Normative europee, fondi PNRR e obiettivi di sostenibilità aziendale stanno creando una domanda strutturale di professionisti capaci di tradurre questi obiettivi in progetti concreti e conformi.
  3. Le competenze umane di alto livello restano insostituibili (e sempre più remunerate) Posizioni come Consulente Strategico, Responsabile Vendite, Wealth Manager, Consulente Tecnico Vendite, Controller e Business Development Consultant dimostrano che, mentre l’AI automatizza task ripetitivi, le abilità di visione strategica, negoziazione complessa, leadership commerciale, business partnering, gestione delle relazioni ad alto livello e capacità di influenzare senza autorità diretta diventano ancora più preziose. Sono proprio queste competenze a comandare i compensi più elevati e le posizioni di vertice.

Il mercato del lavoro italiano 2026 premia tre grandi famiglie di profili

  • Tech & AI specialist → chi costruisce e gestisce l’intelligenza artificiale
  • Green & Safety engineer/manager → chi rende possibili la transizione ecologica e la sicurezza industriale
  • Strategic & relational senior professional → chi guida la crescita, protegge i margini, gestisce la complessità e decide la direzione delle aziende

Il messaggio più importante per chi legge oggi Il tempo delle attese passive è finito. Chi vuole cavalcare queste tendenze deve agire ora: aggiornare le competenze, ottenere certificazioni riconosciute, costruire un portfolio di progetti reali e scegliere percorsi formativi fortemente orientati al mercato.

Il divario tra chi si aggiorna proattivamente e chi rimane fermo con le skill di 3–5 anni fa sta diventando abissale, sia in termini di opportunità che di retribuzione.

MAC Formazione è al tuo fianco proprio in questa fase decisiva, con corsi di formazione specialistici progettati intorno alle esigenze emerse dalla classifica LinkedIn 2026: